MERANO
MERANO
“Chiedimi di mostrarti poesia in movimento, e ti mostrerò un cavallo”
(Ben Johnson)
Non ho mai avuto la passione per la lettura, ho sempre preferito calciare un pallone o trasformare un pezzo di legno in qualsiasi cosa la fantasia mi suggerisse di fare; ma c’è un libro che probabilmente per obbligo scolastico ho letto dalla prima pagina all’ultima, senza fermarmi all’introduzione per poi far uso di un “bignami” giusto per sostenere l’interrogazione: il leone la strega e l’armadio.
Un libro dove ragazzi annoiati dal semplice scorrere del tempo scoprono un passaggio segreto nella loro cabina armadio che li trasporta in un mondo fantastico fuori dal tempo e dallo spazio.
Quando Anna e la sua famiglia hanno chiesto aiuto per fotografare il gran premio di Merano credevo si trattasse di fotografia sportiva, nulla di più lontano e distante dalla realtà: passati i cancelli dell’ippodromo di Merano , come quei tre ragazzi del libro è stato come varcare il confine tra due diverse ere, ci si sente catapultati in un altro mondo dove sfarzo ed eleganza si mescolano a tensione e adrenalina dei fantini per la gara, capelli e vestiti, visti fino ad ora solo nei film ritraenti l’ Inghilterra dell’ 800, sfilano in una strana aria di normalità ed euforia.
Un mondo nuovo, o meglio, un mondo appartenente ad un’ altra epoca che vive e si mostra per qualche giorno nella nostra.
Questa realtà fa’ da cornice alla gara più importante dell’anno dove cavalli e fantini gareggiano fino all’ultimo salto, ma anche in questo caso l’errore è concepirla solamente come una gara.
Il via…poi il silenzio…il rumore degli zoccoli, nonostante l’erba attutisca, si fa sempre più forte…la terra inizia a vibrare…poi a tremare…qualche secondo di sospensione, pensi sia tutto finito e invece eccoli lì, volare sopra gli ostacoli…darsi battaglia, continuare a correre e saltare, correre e saltare, fino al traguardo.
Uno spettacolo incredibile che rintanati all’ interno di nicchie scavate nelle siepi del percorso abbiamo potuto osservare, vivere e fotografare da un paio di metri di distanza e che ci fa essere certi, che se qualcuno ci chiedesse mai di mostrare poesia in movimento, mostreremmo sicuramente queste fotografie.











































